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Dieci Anni con Ettore Sottsass

Mosta - Palazzo Crivelli  2009

Dieci anni con Ettore Sottsass

 

 

“Il primo progetto è datato 1998, l’ultimo 2007”, così esordisce Rudi Volpi con Clio Calvi 

 

parlando della mostra Sottsass a palazzo Crivelli che, insistono, “non è proprio una 

 

mostra ma una comunicazione, la “esposizione” di un insegnamento.

 

“Parlare di Ettore è complicato”, dice Rudi.“Per me prima che un architetto o un artista è 

 

un maestro di vita. In lui c’è il senso profondo della misura interiore, il disinteresse per 

 

l’aspetto mercantile delle cose. Ettore insegna quello che non devi fare. Per esempio: se 

 

una cosa ha successo abbandonala, vai da un’altra parte, la direzione non è quella. Il 

 

successo è un castigo, sottrae consapevolezza; poiché inebria, impedisce o rende 

 

difficile il contatto con la parte profonda di te”.

 

“Ettore era curioso, molto attento. Una volta mentre andavamo in pizzeria mi ha fatto 

 

vedere un graffito piccolo, piccolissimo, quasi nascosto tra i sassi del muro. Lui era 

 

senza giudizio (non giudicava) e senza pregiudizi. Recepiva. E’ un insegnamento 

 

altissimo. Ettore ha sempre vissuto la vita come un rischio e aveva una forza immensa, 

 

quella della terra e quella della testa. Aveva anche un immenso talento. Era fortunato, 

 

glielo dicevo sempre. E poi guarda come finisce…con le maschere”.

 

Clio Calvi e Rudi Volpi vogliono privilegiare, mi pare, il versante affettuoso emotivo del 

 

loro rapporto con Sottsass e l’insegnamento che deriva dall’esempio della qualità della 

 

persona, piuttosto che la qualità del professionista famoso. In questo senso è vero che 

 

le maschere di Sottsass, disegnate nell’isola di Filicudi l’estate del 2006, sono oggetti 

 

magici. La prima si chiama “sto meditando non toccatemi”  e rappresenta forse uno 

 

spinoso sciamano con occhi rovesciati verso l’interno, in raccoglimento. Nella seconda 

 

“guardo il mare“, sopra una rosea bocca sorridente lo sguardo di immensi occhi azzurri 

 

diventa l’oggetto stesso della contemplazione. La terza maschera si chiama “la mia 

 

anima” ed è la vera unica maschera che coprendo svela l’incomprensibile generale 

 

 

 

(pensieri di Clio Calvi e Rudi Volpi raccolti da Barbara Radice) 

 

 

Allestimento della mostra a cura di Nanae Umeda.

 

 

 

 

 

 

 

Photo by Gabriele Tocchio

 

 

 

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10 anni con Ettore

 

E’ una sorpresa ancora una volta, per noi, vedere tutti insieme i 

 

progetti realizzati in questi ultimi dieci anni con Ettore 

 

Sottsass.Ognuno di loro è nato in un momento preciso, per un 

 

motivo preciso.Ognuno di loro ha la sua storia.Ognuno di loro ha 

 

una sua precisa origine.

 

Cominciavamo a parlarne un anno prima, prima dell’estate, ma non 

 

come si parla in una riunione di lavoro perché per nessuno di noi 

 

era “il lavoro”.Lo spunto era di ordine intellettuale, c’era la necessità 

 

di sentimenti , a volte di calma, a volte di fuga, altre di anarchia o di 

 

intimità , e questi riflettevano la realtà del momento. Anche se 

 

Ettore si divertiva a fare tutto questo, per lui non era un gioco, 

 

Ettore non giocava. Era piuttosto una sfida con sé stesso, che 

 

sempre, alla fine, ci lasciava stupiti. L’importante era comunicare 

 

un’emozione e divertirsi nel farlo.Erano momenti di entusiasmo e di 

 

allegria. Per questo “Foresta” non è solo una scrivania e “Akub” non 

 

è solo un contenitore. In ognuno di loro c’è lo spazio per il sogno e 

 

per qualcosa che a parole non  si riesce bene a definire ma ha a 

 

che fare con quello che di più profondo possediamo. Poi, c’era la 

 

sorpresa finale della realizzazione del progetto ed eravamo tutti 

 

contenti , ma subito dopo si sentiva l’urgenza di andare avanti, 

 

come in un ordine determinato. Così qualcuno di loro, fino ad ora, è 

 

rimasto un prototipo. Crediamo sia  importante, attraverso questa 

 

mostra, tramandare la memoria di Sottsass soprattutto come uomo 

 

sperando di poter trasmettere, a chi ha la sensibilità per 

 

comprendere, lo spirito di quello che ci ha insegnato e lasciato, la 

 

libertà , la curiosità,la generosità.

 

Il talento resta a lui.

 

Clio Calvi e Rudy Volpi

 

 

 

 

 

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10 Years with Ettore

 

It is an unexpected pleasure for us to see all these projects 

 

made by Ettore in the last ten years united here once again. 

 

Each was made at a determined moment, for a precise 

 

reason. Each has its own story. Each has a specific origin.

 

We began speaking with Ettore about each project one year 

 

before, before the spring, but not the way you talk about 

 

work in a meeting, because it was not “work” for any of us. 

 

The motive was intellectual; there was a need for sentiment, 

 

sometimes for calm, sometimes for escape, then for anarchy 

 

or intimacy, and the need reflected the reality of the moment. 

 

Even if Ettore enjoyed doing all this, it wasn’t a game to him; 

 

Ettore did not play. Rather it was more of a challenge to 

 

himself that always left us astonished with its results. The 

 

important thing was communicating an emotion and having 

 

fun doing it. These were moments of enthusiasm and cheer. 

 

This is why “Foresta” is not just a desk, and “Akub” is not just 

 

a cabinet. In each of them, there is space for dreaming and 

 

for something else, that is not well described by words, but 

 

that is connected to the most profound part of us. Then, 

 

there was the final surprise of the project’s realization, and 

 

we were all happy, but immediately after, everyone felt the 

 

urge to move on, as if our minds were set. That is why some 

 

of them have remained prototypes until now.

 

We think it is important, by means of this exhibition, to hand 

 

down the memory of Sottsass especially as a person, hoping 

 

to transmit to those with the sensitivity to understand, the 

 

spirit of the man who taught us and left us freedom, curiosity 

 

and generosity.

 

The talent is his.

 

Clio Calvi and Rudy Volpi